“Economia circolare” è un neologismo che si riferisce ai processi che consentono di recuperare qualcosa di utile dalle scorie. Residui e rifiuti al fine di inquinare di meno, di estrarre minori quantità di materie prime dalla natura – e anche di fare qualche soldo.

Cicli naturali ed economia circolare

L’unica vera “economia circolare” è quella dei grandi cicli naturali. I vegetali portano via gas dall’aria e molecole dal suolo, crescono e alla fine della loro vita utile. In parte cadono al suolo e vengono scomposti in modo che le loro molecole diventino materie prime per altri vegetali. In parte i vegetali diventano nutrimento per gli animali le cui spoglie e escrementi vengono anch’essi decomposti in molecole che diventano nutrimento per i vegetali. E’ questo, schematicamente, il grande ciclo (praticamente chiuso) vegetali – animali – decompositori – vegetali che si svolge in natura. In natura non esistono rifiuti e neanche la morte perché le molecole di ogni corpo vivente alla fine entrano in altre forme di vita.

L’arrivo degli umani

Questa circolarità quasi perfetta si è interrotta quando sono arrivati gli esseri umani, animali che, oltre a partecipare ai cicli viventi, hanno cominciato ad usare “cose” ottenute portando via materia dalla natura e gettando nell’ambiente naturale, rifiutando, scorie che non servivano a nessuno.

Col progredire della tecnica, con l’aumento della popolazione e dei bisogni di cose materiali, di merci, oggi nel mondo ogni anno vengono estratti dalla natura circa 60 miliardi di tonnellate di materie prime (minerali, combustibili fossili, prodotti agricoli e forestali) e vengono “rifiutati”, in forma non solo inutile, ma anche dannosa, circa la stessa quantità di materiali. Si tratta dei gas responsabili dei mutamenti climatici, delle scorie e rifiuti solidi che finiscono nel suolo, delle sostanze che finiscono e inquinano le acqua e gli oceani.

Un ciclo aperto e perdente che preoccupa gli ambientalisti per il progressivo peggioramento del mondo “naturale”, ma preoccupa governanti, finanzieri, industriali, compagnie di assicurazioni perché la crescita della massa di scorie solide, liquide e gassose provoca danni per rimediare i quali occorrono soldi.

Come attenuare i danni ambientali?

Da qui la disperata necessità di attenuare i danni ambientali diminuendo, con operazioni tecnico-scientifiche, la massa di scorie “rifiutate” nell’ambiente. Una parte di queste scorie potrebbe servire ancora. Da qui i vasti movimenti di riciclo delle merci usate e di riutilizzo di parte dei rifiuti industriali e urbani, per trarne altre merci.

A ben guardare la “perdita” nell’ambiente di cose ancora potenzialmente utili è il risultato di un uso “stupido” delle conoscenze tecniche e scientifiche. Le perdite possono quindi essere un po’ diminuite aumentando le conoscenze dei singoli processi di produzione e di uso delle merci e della composizione chimica delle scorie.

I lettori avranno notato che ho intenzionalmente evitato l’uso della parola “consumo” perché noi non consumiamo le merci, ma soltanto le usiamo per qualche tempo e poi ce ne sbarazziamo in forma spesso modificata chimicamente e spesso dannosa per altri soggetti della vita – vegetali, animali e umani.

L’economia verde

L’uso meno stupido della tecnica è il fine di quella che viene chiamata “economia verde” o, nella sua versione più recente, “economia circolare”.

Va premesso che, per ragioni fisiche, chimiche e termodinamiche (per le quali rimando agli scritti di Barry Commoner e di Nicholas Georgescu-Roegen, entrambi pubblicati nel 1972), le operazioni associate alla produzione e all’uso delle merci possono comunque svolgersi non con cicli chiusi ma, al massimo, con cicli “meno aperti”, meno dissipativi.

Da quando sono comparsi sulla Terra, su questo pianeta grande ma di dimensioni limitate, diecine di migliaia di anni fa, quegli animali speciali che chiamiamo esseri umani, l’ambiente naturale è stato sottoposto ad un graduale impoverimento delle sue risorse e ad un crescente peggioramento della qualità delle stesse risorse naturali.

In questo lungo cammino ogni società umana si è trovata di fronte, sia pure con dimensioni minori delle attuali, agli stessi problemi che abbiamo oggi (scarsità delle materie utile tratte dalla natura, crescente massa di rifiuti dannosi). E alcuni suoi membri hanno usato fantasia e furbizia per attenuare i danni e trarre benefici.

Gli escrementi animali e umani sono stati usati per reintegrare la fertilità del suolo prima dell’invenzione dei concimi artificiali. Da tempi antichissimi gli stracci, residui dell’uso dei vestiti, sono stati utilizzati per la produzione della carta.

L’industria

All’alba della siderurgia, la tecnica che trasforma gli ossidi di ferro in ferro metallico per riscaldamento in presenza di carbone coke, le imprese hanno sviluppato processi per recuperare il calore che veniva dapprima disperso. Poi hanno imparato a utilizzare i sottoprodotti delle cokerie per impermeabilizzare le traversine ferroviarie. Poi per estrarre materie prime utili per la produzione di coloranti ed esplosivi.

Con la diffusione delle macchine e in seguito alle guerre dell’Ottocento e del Novecento (divoratrici e distruttrici di materiali oltre che di vite umane), è aumentata la massa di rottami metallici e gli industriali hanno inventato dei processi per trarne nuovo ferro, dapprima con nuovi forni poi fondendo i rottami con l’elettricità.

La chimica

L’industria chimica è nata nella prima metà dell’Ottocento usando come materia prima l’acido solforico ottenuto dallo zolfo estratto principalmente dalle miniere siciliane. In queste, dapprima lo zolfo veniva separato dal minerale facendolo fondere col calore ottenuto bruciano una parte dello zolfo stesso. Un grande spreco e un forte inquinamento delle zone circostante. Finalmente qualcuno ha inventato un sistema per recuperare il calore dei fumi aumentando così la resa di zolfo inquinando di meno e guadagnando di più.

Le fabbriche di soda della prima metà dell’Ottocento inquinavano l’aria con i fumi di acido cloridrico e con quelli solforati che si liberavano dai depositi di scorie solide. Ci furono anche allora, in Inghilterra, dei movimenti di protesta ambientale e i governanti furono costretti a emanare leggi che vietavano tali inconvenienti. Il problema è stato risolto perché alcuni chimici hanno trovato modo di trasformare l’acido cloridrico in cloro, che serviva per sbiancare i tessuti e disinfettare le acque. Altri hanno inventato un processo per trasformare i gas solforati in zolfo che era utile alla stessa industria della soda.

Gli oleifici che estraevano l’olio dalle olive per molto tempo hanno buttato via le sanse, il residuo vegetale della spremitura delle olive, contenenti ancora una piccola quantità di olio. Alcuni più astuti hanno inventato un processo per estrarre con solventi dalle sanse l’olio residuo che veniva esportato per produrre saponi. Avete presenti i saponi che nel loro nome richiamano l’olio di palma ma anche quello di olive ?

Una sfida possibile?

La storia dei processi di economia circolare del passato, una storia che meriterebbe di essere scritta e raccontata, insegna che qualche passo verso una economia meno sprecona può essere fatto se si impiegano conoscenze e fantasia, ed è premiato col miglioramento dell’ambiente e, in generale, anche con qualche soldo. In ciascuna delle operazioni di economia circolare del passato sono stati diminuiti i costi di produzione delle merci e sono stati creati posti di lavoro.

Una strada senza fine. Le attuali tecniche di riciclaggio sembreranno fra venti anni archeologia industriale. La comparsa di sempre nuovi rifiuti di sempre nuove merci, dai rifiuti elettronici ai pannelli solari usati, porterà al recupero di materiali rari e costosi.

La sfida dell’economia circolare, insomma è una corsa continua verso il futuro, partendo da un passato anche assai lontano.

Nel chiudere vorrei mettere però in guardia contro eccessivi ottimismi. i cicli delle merci non possono mai essere chiusi, i rifiuti non possono mai essere zero. Qualcosa (e tanto) resterà sempre da smaltire da qualche parte e c’è da sperare che questa finale sepoltura delle inevitabili scorie sia meno sgradevole di quelle praticate oggi.

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